Nell’olio di pesce il segreto di una pelle giovane

La pelle è costantemente sottoposta a molteplici stress – inquinamento, alimentazione squilibrata, fumo, alcol, agenti ambientali, ritmi di vita disordinati, che provocano un eccesso di radicali liberi, i quali a loro volta sono i principali protagonisti di infiammazioni tanto silenziose quanto minacciose.

Acne, dermatiti, disidratazioni e inevitabilmente anche le rughe sono il prezzo da pagare. La soluzione? Armarsi di integratori di omega 3. Il perché è semplice: sono strumenti efficaci a contrastare le aggressioni dei radicali liberi, la prima vera minaccia alla giovinezza dei tessuti, e allo stesso tempo stimolare l’epidermide nella sua normale attività di rigenerazione cellulare, che avviene con la produzione di fibre di collagene e di elastina. Sono queste due fibre infatti il vero patrimonio da custodire gelosamente perché rappresentano la struttura di sostegno del derma, conferendo quella compattezza e quella elasticità che sono tipiche di una pelle giovane, soda e luminosa.

Quella che può sembrare un’impresa titanica, in realtà è un’operazione molto semplice che comincia con integrare l’alimentazione con l’assunzione di olio di pesce, il vero elisir di bellezza.

Tutto il buono del pesce

Gli effetti benefici degli omega 3 sul cuore e sulla circolazione sono oramai ben noti ai più. Ma non sono ancora abbastanza conosciuti i molteplici effetti virtuosi che questi acidi grassi hanno sulla pelle. Sono soprattutto gli acidi grassi ricavati dall’olio di pesce che, grazie alle loro proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, si sono rivelati i migliori alleati di una pelle giovane e sana.

Gli omega 3 presenti nell’olio di pesce sono particolarmente attivi nel combattere:

  • l’ossidazione causata dai radicali liberi,
  • l’acne,
  • la disidratazione
  • le dermatiti.

Gli acidi grassi che rientrano nella categoria degli omega 3 sono l’acido alfa-linoleico (ALA), l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido decosaesaenoico (DHA). Mentre il primo, l’acido alfa-linoleico si trova in diversi oli vegetali, l’EPA e il DHA si trovano in grandi quantità solo in alcuni tipi di pesce azzurro, come salmone, sgombri, aringhe e alci e in alcuni crostacei. E sono proprio questi due ultimi elementi, gli omega 3 che hanno effetti benefici sull’epidermide. Ecco perché le capsule di omega 3, e non gli oli vegetali, sono il preparato migliore per chi vuole avere una pelle liscia, giovane e fresca.

Al riparo da eritemi e rughe

I recenti risultati di uno studio scientifico pubblicato sul Journal of Lipidic Research hanno evidenziato che l’acido eicosapentaenoico rappresenta una eccezionale barriera all’ossidazione provocata dall’esposizione ai raggi UVA, responsabili dell’invecchiamento precoce della pelle e della distruzione delle fibre di collagene cutaneo. Questo significa che impedendo la distruzione delle fibre che costituiscono l’impalcatura di sostegno dell’epidermide, impediscono lo svuotamento dei tessuti che determina la comparsa delle rughe e l’accentuazione di quelle già presenti. Ma non è tutto, dalle ricerche è emerso che l’assunzione quotidiana di l’acido eicosapentaenoico riesce ad aumentare il Minimal Erythema Dose, ovvero la capacità dell’epidermide di tollerare l’esposizione ai raggi UV prima di generare una reazione infiammatoria che dal rossore porta all’eritema vero e proprio. Detto in soldoni: gli omega3 proteggono dall’eritema solare e dalle scottature.

Controindicazioni? Basta non essere allergici al pesce

L’assunzione di pillole di omega 3 non presenta controindicazioni eccetto ovviamente i casi di intolleranza o di allergia al pesce. Di solito si consiglia di assumere 2 o 3 grammi di olio di pesce al giorno per assicurarsi così 1 grammo di EPA che fa così bene alla pelle. Si tratta in pratica dell’equivalente che si otterrebbe mangiando pesce ogni giorno, con la differenza che l’integratore di omega 3, se ha ottenuto dall’International Fish Oil Standard (IFOS) la certificazione che ne attesta la purezza e la qualità, non contiene mercurio e sostanze nocive che invece sedimentano nella carne dei pesci pescati nei nostri mari fin troppo inquinati.

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